Parrocchia san Matteo - Laigueglia

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San Matteo e l’angelo

Argento sbalzato e cesellato, fuso su ossatura lignea; altezza cm 117 ( il solo santo), 134 (il gruppo).
Iscrizione sul basamento: S. MATTEUS/Gio. Dominico Musso q. Gio. Battista
Punzoni Torretta e punzoni datari: 1708 (sulla statua e sul basamento), 1713  sull’angelo.

Secondo quanto è scritto in un foglio autografo stilato probabilmente a Laigueglia e oggi conservato a Genova presso l’archivio privato della famiglia Musso Piantelli, fu proprio Gian Domenico Musso a commissionare l’opera: “18 settembre 1708: si fa nota di come ho fatto fabbricare una statua di S. Matteo d’argento il quale ne ho fatto un donativo alla nostra chiesa col titolo di conservarla in casa mia come da decreto di Mons. Reverendissimo Vescovo di Albenga ottenuto il 20 dicembre 1708, e spesi per detta opera L. 26.38  oro a onore di Dio e del Santo…”. In questa annotazione si fa riferimento solo alla statua del Santo, a cui cinque anni dopo sarebbe stato aggiunto l’angioletto in volo, sempre su interessamento del Musso. Infatti, alla data 1713, si trova l’annotazione: “1713. Angelo d’argento fatto graziosamente donativo alla nostra chiesa di San Matteo. Costa in contanti lire ottocentotrentotto e mezza (L 838.50)”. 
Il donatore, Gian Domenico Musso, importante cambista navale e discendente da una delle famiglie più importanti del borgo marinaro, farà inserire il suo nome sul piedistallo e sotto il nome del Santo proprio per sottolineare, con la commissione di un’opera così monumentale, il proprio accresciuto prestigio economico e sociale, che l’aveva portato, alla fine del secolo precedente, a farsi costruire una nuova e più confortevole dimora famigliare nei pressi della chiesa parrocchiale. 
La scultura raffigura l’Apostolo Matteo in procinto di scrivere il testo evangelico sotto l’ispirazione divina, rappresentata dall’angioletto posto accanto. La figura del Santo è costituita da un supporto ligneo sulla quale sono state fissate diverse lamine d’argento, sbalzate in modo da realizzare un modellato ben finito; per quanto riguarda alcune parti come la testa, la mano destra e l’intera anatomia dell’angioletto, lo scultore-argentiere ha proceduto tramite la fusione dei pezzi, utilizzando la lamina sbalzata solamente nelle ali e nel drappo, collegato con una staffa metallica alla schiena della figura principale.
La statua viene esposta alla venerazione dei fedeli e portata in solenne processione durante la festa del patrono, il 21 settembre.

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Arte

Presbiterio
L'altare maggiore, in marmi policromi, fu realizzato dalla bottega di Domenico Bocciardo e di Andrea Casaregi nel 1793. Su di esso troneggia il settecentesco Crocifisso ligneo policromo di scuola genovese. Gli stucchi della volta e il bassorilievo della parete sinistra raffigurante la Pentecoste sono di Giacomo Baguti, figlio di Gio Domenico.
Cappella di Nostra Signora del Sacro Cuore
L'altare seicentesco è opera di un anonimo autore lombardo-genovese attivo nell'ultimo quarto del XVII secolo; esso reca scolpite sulla cimasa immagini di Dio Padre e di angeli, e sul paliotto immagini di anime del Purgatorio, circondate dai simboli del potere terreno caduco.
Cappella di san Giovanni Battista 
L'altare seicentesco proviene dalla chiesa secolarizzata di san Domenico (Genova). La tela raffigurante il Battesimo di Gesù è di Giovanni Battista Merano (1632-1698) e fu realizzata, insieme con la Crocifissione con i santi Lorenzo e Giorgio (attualmente custodita presso la pinacoteca di Palazzo Bianco) per i monaci cistercensi foglianti della chiesa di san Bernardo (Genova) intorno al 1650. La struttura compositiva di quest'opera giovanile risente dell'influsso di Valerio Castello e di Gregorio De Ferrari, dei quali il Merano fu allievo; la particolare vivezza e forza cromatica, invece, rivelano lo studio dell'opera del Rubens e del Grechetto.
Cappella del Purgatorio 
Il monumentale altare neoclassico, eretto nel 1791, è stato realizzato a Genova dallo scultore Andrea Casaregi (1741-1799) su disegno dell'architetto Giacomo Pellegrini. La Vergine e sant'Anna che intercedono per le anime del Purgatorio fu dipinta nel 1794 dal bergamasco Giuseppe Paganelli (1752-1822).
Cappella del Crocifisso 
L'altare seicentesco proviene dalla chiesa secolarizzata di san Domenico (Genova). La tela raffigurante Gesù Crocifisso tra san Mauro e santa Maria Maddalena è di Giovanni Battista Carlone (1603-1684). Già collocata nella chiesa di santa Caterina di Luccoli (Genova), costituiva una sorta di sacra rappresentazione insieme con altre opere dello stesso autore: una pala con la Vergine Addolorata e una con San Giovanni e Storie della Passione, (affresco sulla volta). Il complesso pittorico era animato da quell'evidente vena narrativa che caratterizza lo stile del Carlone e che, nell'attuale collocazione, risulta invece attenuata. Le attitudini dei personaggi, il disporsi degli atti e la tipologia dei volti rievocano i moduli più celebri di quel grande pittore genovese che guardò alle innovazioni della pittura barocca romana.
Cappella di san Giuseppe 
L'altare è del 1736; la Morte di san Giuseppe è di ignoto autore ligure del XVIII secolo.
Cappella di san Giacinto
L'altare e la tela raffigurante San Giacinto sono del XVII secolo.
Cappella dell'Assunta 
L'altare seicentesco proviene dalla cappella Centurione della chiesa secolarizzata di san Domenico (Genova), così come la tela raffigurante l'Assunta e san Raimondo di Peñafort di Bernardo Strozzi (1581-1644), detto il Cappuccino. Eseguita a Venezia tra il 1639 e il 1642, è opera della maturità e risente dell'influsso dei maestri fiamminghi per la grande libertà del tocco e per la cromia calda e brillante.
Cappella di Nostra Signora del Rosario 
Era il presbiterio della chiesa compiuta nel 1723. Rimangono l'altare del XVIII secolo e l'ancona a timpano spezzato. La statua marmorea della Madonna del rosario, di anonimo scultore genovese di fine Seicento, è circondata dai Misteri del Rosario. Ai lati dell'altare (provenienti dall'oratorio privato della famiglia Musso) a destra Samaritana al Pozzo dipinta da Benedetto Musso (1835-1883, nativo di Laigueglia) nel 1864; a sinistra Cristo e l'adultera di Giuseppe Musso (1806-1866), padre di Benedetto e suo primo maestro.
Cappella della Pentecoste 
L'altare seicentesco è realizzato in marmi policromi e proviene dalla chiesa secolarizzata di san Domenico (Genova). La tela raffigurante la Pentecoste (la discesa dello Spirito Santo in forma di lingue di fuoco su Maria santissima e sugli apostoli riuniti nel Cenacolo), per molto tempo erroneamente attribuita a Giambattista Paggi, è invece un capolavoro di Castellino Castello (1578-1649) originariamente collocato nel monastero di Santo Spirito (Genova). È un'opera robusta che tende a liberarsi degli schemi manieristici di tradizione locale - per altro nobilissimi - in vista di un più spoglio e drammatico fervore. L'uso drammatico del chiaroscuro colloca l'opera nell'alveo del cosiddetto realismo caravaggesco.
Cappella di sant'Erasmo
L'altare è opera di autore genovese attivo nella seconda metà del XVIII secolo; esso reca scolpite sulla cimasa immagini delle virtù teologali (Fede, Speranza, Carità). La tela raffigurante Sant'Erasmo può essere attribuita (certamente il viso) al genovese Pellegrino Piola (1617-1640), fratello del più noto Domenico che ha dipinto la pala di Santa Maria Maddalena nel vicino omonimo Oratorio.


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